Investimenti produttivi agricoli. Nuovo bando in arrivo dalla Regione Puglia

È in fase di attivazione una nuova importante agevolazione a fondo perduto rivolta alle imprese della Puglia attive nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli di cui all’Allegato I del TFUE. La misura mira a sostenere investimenti produttivi sostenibili, favorendo l’innovazione dei processi aziendali e l’utilizzo di fonti rinnovabili per l’autoconsumo.

Il bando si rivolge a PMI e Grandi Imprese, anche in forma associata, comprese cooperative, consorzi e Organizzazioni di Produttori con almeno cinque soci agricoli. Le imprese beneficiarie devono essere regolarmente iscritte al Registro delle Imprese, avere il DURC in regola e il fascicolo agricolo aggiornato. Sono escluse le attività legate alla pesca e all’acquacoltura.

L’agevolazione prevista consiste in un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili per le PMI e fino al 25% per le Grandi Imprese. Per alcune tipologie di intervento che riguardano prodotti non agricoli, il contributo sarà concesso in regime De Minimis.

Sono finanziabili progetti di investimento compresi tra 200.000 e 4.000.000 di euro, finalizzati alla modernizzazione di impianti e strutture agroindustriali, al miglioramento tecnologico ed energetico dei processi produttivi, all’aumento del valore aggiunto delle produzioni e all’apertura verso nuovi mercati. Il bando sostiene inoltre la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, esclusivamente destinata all’autoconsumo aziendale, nonché le spese tecniche e di consulenza connesse al progetto.

Le domande potranno essere presentate in modalità telematica tramite il portale SIAN, successivamente alla pubblicazione del provvedimento attuativo.

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Iperammortamento 2026–2028: in arrivo il decreto attuativo MIMIT–MEF, cosa devono sapere le imprese

La Legge di Bilancio 2026 reintroduce lo strumento dell’Iperammortamento per il triennio 2026–2028, confermando un’agevolazione fiscale strategica per le imprese che investono in innovazione, digitalizzazione ed energia da fonti rinnovabili. Si è ora in attesa del decreto interministeriale MIMIT–MEF, già trasmesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che dovrà essere emanato entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale e che definirà nel dettaglio le modalità operative di accesso al beneficio.

L’agevolazione è rivolta a tutti i titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalla dimensione aziendale o dal regime contabile adottato, purché gli investimenti siano destinati a strutture produttive situate in Italia. Restano esclusi i lavoratori autonomi, i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole che determinano il reddito su base catastale. Per accedere all’Iperammortamento è inoltre necessario essere in regola con la normativa sulla sicurezza sul lavoro e con il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Il beneficio consiste in una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni agevolabili, che si traduce in una più elevata deducibilità delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing. Gli investimenti devono essere effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e, entro tale termine, devono risultare effettivamente realizzati secondo l’articolo 109 del TUIR. Le aliquote di maggiorazione sono articolate per scaglioni di investimento e possono arrivare fino al 180%, decrescendo al crescere dell’importo investito.

Rientrano nell’agevolazione i beni strumentali materiali e immateriali nuovi, inclusi nelle apposite Tabelle IV e V della Legge Finanziaria 2026, a condizione che siano interconnessi ai sistemi aziendali di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Sono inoltre ammessi i beni materiali nuovi destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, anche a distanza, inclusi i sistemi di accumulo dell’energia prodotta.

Uno degli elementi di maggiore novità introdotti dalla nuova disciplina è il rafforzamento del vincolo territoriale: i beni agevolabili devono essere prodotti in uno Stato membro dell’UE o dello Spazio Economico Europeo. Il decreto attuativo chiarisce come dimostrare l’origine dei beni, distinguendo tra beni materiali e beni immateriali. Per macchinari, impianti, robot, sistemi digitali, infrastrutture di calcolo e soluzioni di cybersecurity, l’attestazione dell’origine dovrà avvenire secondo le regole del Codice Doganale dell’Unione Europea, mediante certificati di origine o documentazione equivalente riconosciuta ai fini doganali. Per i beni immateriali, come software, piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale, è invece prevista una disciplina specifica, basata su una dichiarazione del produttore o del licenziante che attesti l’origine del bene secondo i criteri stabiliti dal decreto.

Il provvedimento definisce anche gli adempimenti documentali necessari per accedere all’agevolazione, inclusi i modelli di dichiarazione e l’obbligo di conservare tutta la documentazione probatoria per un periodo di dieci anni. Questo aspetto rende particolarmente importante una corretta pianificazione degli investimenti e una gestione accurata della compliance fiscale.

Alla luce delle nuove regole, per le imprese che intendono utilizzare l’Iperammortamento diventa essenziale verificare preventivamente la conformità dei beni al requisito di origine UE/SEE, soprattutto in presenza di tecnologie complesse o beni immateriali, predisporre una documentazione solida e coerente con le indicazioni del decreto e valutare l’impatto degli adempimenti sui tempi e sulle modalità di realizzazione degli investimenti. Un’analisi tecnica e fiscale puntuale consente di massimizzare il beneficio e ridurre il rischio di contestazioni, trasformando l’Iperammortamento in una leva concreta per la crescita e l’innovazione aziendale.

Per approfondimenti, scarica la scheda del bando.