ZES Unica 2026–2028: un’opportunità strategica per investire e crescere nel Mezzogiorno

Tra le misure più rilevanti a sostegno degli investimenti produttivi nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree ammesse di Umbria e Marche, la ZES Unica 2026-2028 rappresenta una un’occasione strategica per trasformare un’agevolazione fiscale in un motore di crescita.
La ZES Unica è infatti un credito d’imposta particolarmente vantaggioso, riconosciuto per la realizzazione di nuovi impianti, l’ampliamento della capacità produttiva o la diversificazione delle unità produttive esistenti all’interno della ZES. Le imprese possono finanziare l’acquisto di beni strumentali nuovi, come macchinari, impianti e attrezzature, anche tramite leasing finanziario, nonché l’acquisizione di terreni e fabbricati (fino al 50% del valore complessivo del progetto).

Uno dei principali punti di forza della ZES Unica è l’elevata intensità dell’aiuto, che può arrivare fino al 70% dell’investimento per le micro e piccole imprese, fino al 60% per le medie e fino al 50% per le grandi imprese, con percentuali che variano in funzione dell’ubicazione dell’intervento.

La misura sostiene progetti di dimensione rilevante, con investimenti ammissibili compresi tra 200 mila e 100 milioni di euro, offrendo quindi spazio sia alle PMI che intendono spingere la propria crescita, sia alle grandi imprese che pianificano interventi industriali strutturati. Inoltre, la programmazione triennale 2026–2028 garantisce continuità e prevedibilità, grazie alla certezza dei periodi temporali agevolabili che vanno dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascuna delle annualità previste dalla Finanziaria.

Le domande di prenotazione del credito d’imposta potranno essere presentate annualmente all’Agenzia delle Entrate, tra il 31 marzo e il 30 maggio, con una successiva comunicazione integrativa a conclusione degli investimenti. Un iter chiaro che, se accompagnato da una corretta progettazione e da un’adeguata assistenza tecnica, permette alle imprese di sfruttare appieno i benefici della misura.

Per approfondimenti, scarica la scheda del bando.

Manovra di Bilancio 2026: cosa cambia davvero per le imprese

Mix di incentivi fiscali, rifinanziamenti strutturali e strumenti territoriali. Il tratto distintivo della manovra è la selettività: risorse, vincolate a innovazione, sostenibilità, localizzazione produttiva e filiere strategiche.

Iperammortamento: ritorno rafforzato e più mirato

Tra le misure di maggiore impatto spicca il nuovo Iperammortamento, che torna con percentuali molto elevate (fino al 180%) per investimenti in beni 4.0 e per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.
La vera novità è la forte integrazione tra digitalizzazione ed energia, con incentivi specifici per impianti fotovoltaici ad alta efficienza, a condizione che i moduli siano prodotti nell’Unione europea. Un segnale chiaro di politica industriale che intreccia transizione digitale, green e autonomia strategica europea.
Attenzione però alle regole di esclusione: la misura non è cumulabile con Transizione 4.0 e richiede una situazione aziendale “pulita” (DURC regolare, assenza di procedure concorsuali o sanzioni interdittive).

ZES e ZLS: la leva territoriale diventa strutturale

La Zona Economica Speciale viene rifinanziata su base triennale (2026-2028) con dotazioni significative e una platea territoriale ampliata (entrano anche Umbria e Marche). La misura resta centrale per chi investe in nuovi impianti, ampliamenti o diversificazioni produttive.
Elemento chiave per gli imprenditori è la programmazione temporale: finestre annuali ben definite per le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate e obbligo di comunicazione integrativa a investimento realizzato. La gestione corretta delle scadenze diventa determinante quanto la qualità dell’investimento.
Accanto alla ZES, vengono rafforzate anche le Zone Logistiche Semplificate (ZLS), con un credito d’imposta dedicato ai territori portuali e retroportuali, confermando la centralità della logistica nelle strategie di sviluppo.

Agricoltura, pesca e acquacoltura: incentivi dedicati e più intensi

Il settore primario beneficia di un pacchetto articolato di misure:

  • Credito d’imposta 4.0 al 40% per investimenti fino a 1 milione di euro;
  • ZES Agricoltura, Pesca e Acquacoltura con fondi dedicati nel 2026;
  • Rideterminazione al rialzo delle percentuali ZES 2025 per imprese agricole e forestali.

Qui la peculiarità è la specializzazione degli strumenti: l’accesso agli incentivi è alternativo (non cumulabile con Iperammortamento o Transizione 4.0), ma le aliquote sono elevate. Fondamentale la certificazione delle spese, che diventa parte integrante del beneficio.

Nuova Sabatini: continuità e certezze per le MPMI

La Nuova Sabatini viene nuovamente rifinanziata, confermandosi lo strumento più stabile per sostenere gli investimenti delle micro, piccole e medie imprese. L’ampliamento delle risorse per il 2026 e 2027 garantisce continuità operativa, con un perimetro settoriale molto ampio (inclusi agricoltura e pesca).
Rimane sempre una misura efficace per investimenti ordinari in macchinari, attrezzature e software.

Contratti di sviluppo e turismo: focus su grandi progetti e filiere

I Contratti di sviluppo ricevono nuova linfa finanziaria dal 2027, confermando il loro ruolo nel sostenere grandi programmi industriali, anche con componenti di ricerca e innovazione.
Sul fronte turismo, viene istituito un fondo triennale da 50 milioni l’anno per contributi anche a fondo perduto: una misura potenzialmente rilevante, ma la cui efficacia dipenderà molto dai decreti attuativi.

Altri segnali da non sottovalutare

Completano il quadro:

  • un Fondo Transizione 4.0 per coprire investimenti già effettuati entro il 2025 e per i quali sono state già presentate le comunicazioni al GSE;
  • interventi mirati su cultura e industria musicale;
  • un Fondo per il benessere psicologico che introduce, per la prima volta, incentivi alle imprese che investono nel supporto psicologico ai dipendenti;
  • misure dedicate alle imprese energivore, agganciate alla logica di Transizione 5.0.

La Manovra 2026 non punta a incentivi “a pioggia”, ma a scelte selettive: chi investe in tecnologia, energia, filiere strategiche e territori prioritari trova strumenti potenti, ma complessi. Per le imprese, la vera sfida non è solo decidere se investire, ma come e con quale combinazione di misure, pianificando per tempo e con un’attenta regia tecnica e finanziaria.

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